L'ANGELO DI AUSCHWITZ: MALA ZIMETBAUM, L' EBREA CHE SFIDO' I NAZISTI

Esiste una storia collocata tra realtà e leggenda che riguarda il tristemente noto campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: quella di una giovane donna che, approfittando del trattamento privilegiato che i nazisti le riservavano, si aggirava liberamente per il campo portando alle sue compagne di sventura cibo, vestiti e persino pezzi di sapone per lavarli.

Le sopravvissute che l' hanno conosciuta dichiarano che senza di lei e senza il suo aiuto erano destinate a morte certa.

Il suo nome era Mala Zimetbaum ed è nata ad Anversa in Belgio nel 1918, ultima di cinque figli da una famiglia di ebrei immigrati dalla Polonia a seguito di un colpo di Stato che portò al potere un regime totalitario di tipo militare con a capo Jozef Pilsudski.

Ma la tolleranza di Anversa è solo di facciata, perché già prima dell' inizio della guerra sorgono movimenti di estrema destra che incitano i suoi membri alla violenza contro gli ebrei ed ispirano ad un' Europa ricristianizzata e libera dagli stranieri.

Mala si indentifica in tutto questo e a quattordici anni entra nell' organizzazione sionista Haroar Hatzioni che possiede un ideale di nazionalismo ebraico e del ritorno degli ebrei nella Terra Promessa. L' associazione inoltre organizza attività per i suoi giovani aderenti, come pittura, teatro, letture su temi d'attualità e sport.

La crisi del 29' colpirà duramente la sua famiglia perché i sindacati di estrema destra e di ispirazione cristiana considerano gli stranieri cittadini di seconda serie (compresi gli ebrei): il padre viene colpito da cecità e i suoi fratelli lasceranno la casa per il matrimonio.  Toccherà quindi a Mala guadagnare il pane abbandonando gli studi per andare a lavorare presso una casa d'alta moda, la Maison Liliane.

Quando nel 1942 i nazisti invadono il Belgio, tutta la popolazione ebraica presente nel Paese deve, per ordine degli occupanti, iscriversi all'Associazione Ebrei del Belgio, che priva un poco alla volta gli ebrei dei loro diritti civili e politici.

Mala e il suo primo amore Charles partono da Anversa per cercare un rifugio sicuro per la famiglia in incognito, ma scoperti dalle SS, vengono buttati giù dal treno e la ragazza viene deportata prima a Forte Breendonk e poi alla Casarne Dossin, entrambi trasformati in centri di raccolta per ebrei, dove i detenuti sono sottoposti a trattamenti disumani e malsani già prima di andare verso il lager. Ma lei, grazie alla conoscenza delle lingue tra cui il tedesco, viene assegnata al dipartimento di dattilografia e schedatura degli arrivi. Mentre svolge il suo lavoro non riesce a non pensare alla sofferenza che attanaglia le sue compagne di prigionia e riflette su cosa fare per aiutarle ad alleviare la loro condizione. Nel settembre del ‘42 viene deportata ad Auschwitz dove ricopre la mansione di portaordini e possiede il privilegio di scrivere cartoline ai famigliari rigorosamente in tedesco e usando eufemismi per non fare allusione alla sua condizione di internata.

Nel 1943 arriva ad Auschwitz il partigiano Edek Galinski, internato in quanto prigioniero politico a cui viene affidato dalle SS il compito della manutenzione delle baracche. Subito i compagni di Edek, vedendolo con Mala parlano subito di "amore", ma questa affermazione risulta dubbia perché uomini e donne nel campo venivano separati all'arrivo e messi in blocchi diversi. Ed anche perché allora Mala continuava nella sua corrispondenza a chiedere notizie del fidanzato Charles. Edek progetta di fuggire dal campo con Mala riuscendoci, ma durante l'appello l' evasione viene scoperta e i due vengono riportati indietro, sottoposti ad interrogatorio e rinchiusi nella cella di detenzione del blocco 11. La sorte di Edek è conosciuta poiché verrà impiccato, mentre quella di Mala è dibattuta perché ogni sopravvissuta ne racconta una versione diversa: alcune affermano che venne arsa viva, altre che venne fucilata ed altre ancora che fu impiccata come il suo compagno di fuga.

Tre anni dopo la fine del conflitto la regista polacca Wanda Jakubowska, anch' ella internata ad Auschwitz in quanto resistente, decise di dedicare ai due il film intitolato "L'ultima tappa" prendendo spunto dalla vicenda.

 

Questo è un episodio dimenticato dalla grande storia, ma rimasto vivo nei ricordi delle sopravvissute, a dimostrazione che i soldati nazisti non riuscirono ad annullare l'umanità dei prigionieri e che i sentimenti resistono anche contro la peggiore delle barbarie.    


SPIAGGE NASCOSTE CALABRIA  

La regione Calabria è un luogo d’Italia piuttosto trascurato dal governo locale e regionale. Ma in mezzo a questo abbandono c’è un raggio di sole. E ce n’è in quantità da perdere sulle sue spiagge, di cui molte segrete e incontaminate che vi inviterei a visitare quest’estate.

Spiaggia di Michelino

Presso Pargelia , la spiaggia di Michelino si caratterizza per sabbia bianchissima e mare verdeacqua.  Nascosta dalla vegetazione e dalla bianche scogliere, la spiaggia di Michelino non è assolutamente una spiaggia attrezzata,  quindi se avete bambini meglio organizzarvi. Potete scegliere se sistemarvi sulla spiaggia a destra o quella a sinistra. la parte destra è perfetta anche per lo snorkeling.

Spiaggia Paradiso del sub

Situata a Zambrone, il nome ufficiale di questa spiaggia è la Marinella ma tutti la conoscono come Paradiso del Sub. Per raggiungere questa spiaggia, la strada è ancora più ripida e sicuramente più dissestata della spiaggia precedente. Inoltre dovete attraversare la scogliera con prudenza e attenzione e finalmente sarete su questa meravigliosa spiaggia bianca.

Piscine, Ferruzzano

 

Le chiamano Piscine per la scogliera che ha creato splendide piscine di acqua cristallina. Siamo sul mar Ionio, il fondale qui è abbastanza differente da quello del versante opposto,  ma l’acqua è sempre trasparente e limpida.


KUNG FU PANDA 3

La saga di Kung Fu Panda è finalmente giunta al termine e in questa ultima fantastica avventura per il nostro amico panda Po è giunto il momento della tanto agognata promozione da allievo a maestro, ma egli è ancora molto inesperto e per poterla raggiungere deve imparare ad usare il potere del chi, cioè di trasmettere una forza vitale agli elementi della natura. Ma un nuovo potenziale nemico trama di impossessarsene: il generale Kai, un ex allievo e amico di Oogway, il deceduto insegnante di Shifu che portò in passato la vecchia tartaruga ferita e quasi morente in un villaggio di panda che erano custodi del potere per essere guarito. Kai invidioso e desideroso di volerlo tutto per sé si mise contro Oogway e da quel momento in poi iniziò ad odiare i saggi maestri dell'arte marziale e desiderò renderli suoi schiavi. Po intanto riceve la visita di un panda che da tanto tempo andava in sua ricerca essendo il suo padre biologico. Insieme si avvieranno verso il suo villaggio dove il figlio dovrà conoscere la sua vera famiglia e imparare a vivere da panda. Quando Tigre, l'amica di Po, li avverte che Kai è diretto al villaggio, il nostro panda sarà costretto a divenire maestro per insegnare ai panda l'arte del kung fu per sconfiggerlo. Kai cerca di combattere contro Po che sta per essere sopraffatto, ma la sua famiglia (avendo ritrovato il potere del chi rimasto inutilizzato per lungo tempo) e i suoi amici ridanno forza ed energia vitale al loro maestro, che riesce a sconfiggere Kai mentre lo spirito di Oogway gli consegna il suo bastone eleggendolo ufficialmente suo successore.


IL BAMBINO NEL PAESE DEL SOLE

Spesso quando si sente parlare degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale si pensa che vennero quasi tutti deportanti nei campi di concentramento e sterminio per andare a morire. Ma leggendo questa autobiografia scritta da Eric Lamet, si scoprono storie inedite di ebrei "più fortunati", mandati al confino in compagnia di dissidenti politici e aiutati da persone generose e compassionevoli. Erich Lifschultz nasce a Vienna da una famiglia estesa di ebrei polacchi nel 1930 e i suoi primi anni trascorrono sereni, circondato e un po' viziato dall' affetto, non solo dei genitori ma anche dei nonni e degli zii, che spesso va a trovare o lo vengono a trovare dalla Polonia per o durante le festività della sua religione. La tranquillità della famiglia viene sconvolta quando le truppe naziste marciano sull' Austria costringendo (non senza venir prima umiliata e insultata dai soldati) a lasciare il Paese portando con sé solo pochi effetti personali e a rifugiarsi in Italia a Milano, dove i genitori di Erich fanno conoscenza e amicizia oltre che con altri ebrei fuggiti come loro, anche con la padrona di casa Nina che insegnerà al piccolo i primi rudimenti della lingua italiana e si affezionerà moltissimo anche al suo gatto della cui morte soffrirà molto. L' infanzia di Erich scorre circondata da amici adulti e le uniche e poche volte in cui fa conoscenza di coetanei è durante la scuola o quando parte per i campi estivi completamente da solo. Con l' evento delle leggi razziali fasciste i Lifschultz sono costretti a dividersi (il padre tornerà in Polonia) e il bambino si trasferisce a Nizza con la madre per breve tempo prima di stabilirsi a Sanremo, da cui dopo due anni apparentemente sereni verranno trasferiti a forza e mandati al confino ad Ospedaletto d' Alpianolo in provincia di Avellino, dove conoscono altri internati inglesi, italiani, tedeschi, austriaci e cecoslovacchi, alcuni ebrei, altri cristiani. All’inizio, essendo un paesino sperduto di montagna, sembra che esso venga risparmiato dalla furia della guerra, ma sentendo parlare e assistendo ai numerosi lutti che coinvolgono i suoi compagni di confino e ai raid aerei da parte degli alleati, Erich non si percepirà più come un bambino o un ragazzino della sua età, ma sarà costretto a maturare e a crescere in fretta. In seguito all' invasione dell' Italia da parte dell' esercito tedesco e al trasferimento di alcuni confinati a cui Erich e sua madre si erano molto affezionati, decidono di lasciare Ospedaletto, divenuto un posto troppo pericoloso (le truppe naziste iniziano a schedare gli ebrei presenti nel piccolo paese per deportarli) e si rifugiano insieme ad altri sfollati nel convento di Montevergine , dove a causa del razionamento patiscono la fame. Il ragazzo vincerà anche il suo pregiudizio verso i tedeschi venendo aiutato da un soldato che gli donerà della cioccolata e del pollo in scatola, nonostante sia ebreo. Dopo la tanto agognata liberazione dell' Italia da parte delle truppe americane, egli spera di riabbracciare suo padre che torna vivo dopo essere stato internato in un gulag siberiano, mentre suo figlio si ritroverà a fare una scelta difficile e dolorosa: tornare ad essere una famiglia insieme a suo padre o cominciare una nuova vita con Pietro Russo, l' uomo che era stata la sua figura paterna durante il conflitto. Alla fine il padre biologico torna a Vienna e Erich si trasferisce negli Stati Uniti con la madre e il patrigno, dove in seguito diventerà imprenditore, insegnante di italiano e interprete. Una storia che mostra una realtà totalmente inedita sulla sorte degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, che anche se essa è vista con lo sguardo di un bambino, non la rende meno drammatica poiché egli viene costretto a maturare e a rinunciare per sempre alla spensieratezza dell'infanzia.


IN TERRA STRANIERA GLI ALBERI PARLANO ARABO

Tutti coloro che emigrano all' estero o vi si rifugiano per motivi politici temono, una volta appresi i costumi e la lingua locali, di dimenticare un giorno le proprie origini. Ma questa autobiografia scritta con eccezionale poesia da Usama Al Shahmani invita coloro che si trovano per vari motivi in terra straniera di ricordarsele in un modo alquanto bizzarro, tanto che sembra provenire da un film: parlare in arabo con gli alberi del bosco. Egli, rifugiatosi in Svizzera per sfuggire ai soprusi del regime iracheno di Saddam Hussein e dalla guerra civile, alloggia temporaneamente in centro d'accoglienza per richiedenti asilo. L' autore cambia diversi lavori come fare il giardiniere, distribuire volantini per conto di una pizzeria e svolgere un' attività di tipo occupazionale-lavorativa crescendo, piantando e potando gli alberi del bosco. Usama, che provenendo da una zona desertica come l' Iraq non ha mai visto veramente un bosco dal vivo, ne resta affascinato e dà ad ognuno dei suoi alberi una qualità: per lui l'abete rosso è l'albero dell' amore, poiché i sui famigliari hanno appeso a quella piantagione il suo cordone ombelicale e ricorda con affetto che sua nonna desiderava tanto vederne uno dal vivo. Il cedro è per l'autore l'albero della speranza, perché nel Paradiso islamico è presente un albero di cedro, lo stesso albero sotto cui sedeva Maometto prima di salire al Cielo. E la speranza è esattamente la stessa emozione che egli ha provato dopo la scomparsa del fratello Ali, aspettando che egli tornasse a casa sano e salvo. L' eucalipto lo elegge ad albero della morte, poiché egli e la sua famiglia ricevettero una cifra di 25.000 dollari da un soldato americano e da un suo complice per conoscere la fossa comune dove si trovava il corpo del fratello. La palma da datteri è per Usama l'albero della patria, perché sentendo nostalgia per il suo Paese si è fatto regalare da un amico un seme da piantare in un vaso per non sentirne la mancanza, ma purtroppo a causa del clima freddo la piantina muore assiderata creando nello scrittore un vuoto nel cuore. La quercia invece è l'albero dell' incertezza, come quando da ragazzo non sapeva se suo padre sarebbe tornato vivo dal fronte durante il conflitto degli anni 80 tra Iran e Iraq e se l' autore avrebbe trovato un impiego stabile in Svizzera. Il gelso è l'albero del sogno, poiché Usama ricorda il fratello Ali come un ragazzo pieno di progetti e sogni, come quello di una vita migliore per la sua famiglia e di sposare una ragazza cristiana incontrando l'opposizione del padre, poiché il capofamiglia della sua amata possedeva una birreria, mentre i musulmani non possono bere alcolici. Dopo il rifiuto Ali cade in una profonda depressione. Anche la nonna sognava tanto di vedere il mare, ma, essendo una donna, il suo desiderio non viene realizzato. L' ultimo della lista è la palma Dom che egli elegge ad albero della pazienza, perché nella sua cultura è uso costruire una piccola zattera da affidare al fiume, su cui mettere due candele insieme ad una piccola foglia di palma, che simboleggiano la nostalgia per una persona amata a cui si promette di accettare la sua assenza sulla terra per poi aspettare pazientemente di rivederla nell' aldilà. Un' autobiografia intensamente poetica che invita tutti gli immigrati in terra straniera a non scordare mai le proprie tradizioni e radici, perché esse sono un bene molto prezioso. Un libro assolutamente imperdibile!!!


LA LIBRAIA DEL CAIRO

Il mondo arabo, in particolare quello islamico, è dominato dal patriarcato e le donne sono trattate in modo inferiore rispetto agli uomini, specialmente negli orientamenti scita e sunnita. Ma a volte esistono delle eccezioni in cui le femmine riescono ugualmente a costruirsi una carriera lavorativa di successo e a diventare potenti quanto i maschi. Come ad esempio Nadia Wassef, proprietaria della catena di librerie Diwan, inaugurata in Egitto casualmente l’ 8 Marzo, la giornata internazionale della donna. Ella ha aperto questa libreria per contrastare la piaga dell’ analfabetismo che in Egitto è a livelli piuttosto alti, anche per colpa del regime di Hosni Mubarak che sfruttava l’ ignoranza come arma di manipolazione di massa. Arricchita da una caffetteria dove si servono dolci leccornie, essa è divisa in otto sezioni diverse in cui si vedono vari generi. La prima è la sezione Egypt Essentials, dove Nadia insieme alle sorelle Hind e Nihal vende libri in arabo, inglese, francese e tedesco. Le tre espongono nella categoria anche libri storici sulla storia del cristianesimo in Egitto, per non far sentire esclusi i cristiani e incontrando l’opposizione dei musulmani. La seconda sezione riguarda le pubblicazioni di cucina di autori stranieri e chef famosi come Jamie Oliver, che secondo l’autrice stanno a poco a poco sostituendo le ricette tradizionali. La terza categoria presente a Diwan è quella riguardante gli affari e la gestione delle aziende, che all’ autrice riesce alla perfezione senza farsi mettere i piedi in testa dai suoi dipendenti maschi. La quarta categoria è costituita da manuali per padri e madri in attesa di un figlio, visto che purtroppo essi occultano le difficoltà che devono affrontare durante e dopo la gravidanza. La quinta sezione riguarda i classici della letteratura, sia stranieri come ad esempio Dickens, sia del mondo arabo come “Le mille e una notte”, che incontrerà proteste per via di espliciti riferimenti al sesso. L’ ultima categoria di Diwan riguarda i libri di autoaiuto, che secondo l’autrice, anche se di tanto in tanto ne sfoglia qualcuno, non sono altro che un business da milioni di copie e di dollari. Alla fine, a causa della recessione del 2008 e del pretesto dei clienti di usare la caffetteria dei punti vendita come luogo di ritrovo e del futuro incerto causato dalla destituzione di Mubarak dal potere, alcune filiali di Diwan sono costretti a chiudere, molti dipendenti si licenziano e Nadia si trasferisce a Londra con le sue figlie Layla e Zein. Questa biografia è un inno alla cultura, al femminismo e alla dimostrazione che se il mondo così com’è non è di nostro gradimento, lo possiamo cambiare sfidando il buio dell’ ignoranza, un libro alla volta.